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Il viaggio sentimentale illustrato da Filippo de Pisis From:
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Nel corso della sua vicenda creativa Filippo de Pisis (Ferrara 1896-Brugherio 1956) ha realizzato le illustrazioni per sette libri, costituite da riproduzioni di suoi disegni o acquerelli.1 Non tutte queste imprese possono ritenersi propriamente opera di illustratore; in alcuni casi si tratta di semplici riproduzioni di opere grafiche irrelate al testo a cui si accompagnano: è il caso dei nudi che stanno fianco a fianco alle sofferte pagine del Carlo Emilio Gadda degli Anni, pubblicato da Parenti nel 1943 o delle frizzanti vedute veneziane che accompagnano una scelta di pagine della Ricerca del tempo perduto, relative al soggiorno veneziano compiuto da Marcel Proust dopo la morte della nonna e comparse nel 1945 presso le Edizioni del Cavallino. Gli acquerelli, firmati e datati, nascono appositamente per questo progetto editoriale e sono legati alla scelta verticale del formato della pagina. Le tavole, tutte di pari dimensione, sono riprodotte a piena pagina - tranne il medaglione per la copertina e il frontespizio – e non presentano didascalie. I contenuti visivi quindi non sono in rapporto gerarchico tra loro e rispetto al racconto scritto mantengono un notevole grado di autonomia. Purtroppo non si hanno molte informazioni sul lavoro di Enrico Damiani; si sa solamente che ha pubblicato pochi libri, tra cui due illustrati da de Pisis: per l’appunto lo Sterne del ‘44 e una scelta di poesie di Verlaine comparsa l’anno successivo. Il rapporto tra il pittore e l’editore è di amicizia e stima professionale. Nel ’45 de Pisis scrive: “Ò avuto nella mia vita molti amici, Juti Ravenna e Damiani …”2 , “l’ottimo stampatore – editore” 3. Lo stesso anno de Pisis gli affida un suo manoscritto Gli Angeli da lui stesso illustrato con litografie di nudi maschili e Damiani, poiché il libro dello Sterne “era andato a ruba” 4, si affretta a fare le prove di stampa. Ma nel 1946 viene colpito da una crisi economica che lo costringe a chiudere la propria attività, cosicché il libro autobiografico non vide mai la luce. Trovare il carteggio Damiani-de Pisis sarebbe fondamentale per conoscere la genesi e l’evoluzione del Viaggio sentimentale di Sterne, ed anche sarebbe utile la corrispondenza con il laboratorio Zuccotti e Caprara che ha riprodotto le litografie, con le officine G. Ricordi e C. che le hanno impresse e con la tipografia gregoriana di Giulio Preda che ha stampato il volume. Nonostante la mancanza di prove concrete, credo comunque si possa supporre che Damiani abbia contattato de Pisis per richiedergli la sua opera di illustratore, ma che sia stato poi l’artista a suggerire all’editore il Viaggio sentimentale di Sterne. Questo perché i temi gli erano non solo noti, ma in sintonia con le sue scelte di artista. Il luogo poetico di Sterne è il luogo catartico già ampiamente trattato dall’artista – scrittore; in libri come Le memorie del marchesino pittore, Ver-vert, Il Signor Luigi B. c’è quasi una identificazione, si ritrovano situazioni alla Sterne 5. La Natura, la spontaneità di sentimenti e il rifiuto dell’ipocrisia, l’ipocrisia ecclesiastica in modo particolare. La ricerca della verità che lo porta a odiare i falsi dotti, le vie trite, “l’erudizione appiccicaticcia” 6. La sensibilità sempre pronta a rispondere al tocco di un palpito umano, l’attenzione per gli umili e per i particolari non importanti. E ancora la passione per la tipografia e per i libri antichi, che raccoglie “non solo per la parte estetica dell’arte, ma anche perché interessantissima ne è la lettura e lo studio” 7. L’interesse per i meccanismi della comunicazione, del pensiero umano e il suo tradursi in parole e in espressioni grafiche. Oltretutto de Pisis si sentiva uomo del Settecento: amava travestirsi da paggio, alcuni scritti come Arbiter io erano concepiti in un clima da aristocrazia settecentesca. Nel Viaggio sentimentale l’artista trova anche alcuni soggetti su cui si era esercitato spesso negli anni Venti e Trenta come il frate o il bosco. Per de Pisis, come per Sterne, il romanzo non è un genere letterario ma morale, e l’artista è un costruttore di gioia per sé e per gli altri. Come pure ricorda Foscolo nella prefazione del Viaggio sentimentale, il reverendo Lorenzo Sterne era dell’opinione “che un sorriso possa aggiungere un filo alla trama brevissima della vita”. De Pisis fin da giovane è attratto dalla cultura inglese, si prefigge di impararne la lingua e di conoscerne la letteratura. Già nei primi anni venti annota tra i contatti romani l’archeologa Eugenia Strong, il topografo Enrico Stevenson e il regista Gordon Craig. È frequentatore abituale dell’Accademia Britannica e delle Belle Arti inglesi, legge Kim di Kipling e alla fine del ’22 deve conoscere già Sterne se in una lettera ad un’amica scrive: “Le bacio le mani (a una signorina non si dovrebbe, ma io lo fo per cacherie… l’abate Sterne mi perdonerebbe e poi nel ‘700 si usava).”8. Nel 1925, nell’imminenza della partenza per Parigi, Eugenia Strong gli prepara delle lettere di presentazione per molti inglesi che là potrà frequentare. Tra il 1933 e il 1938 compie due importanti viaggi in Inghilterra trovando un ambiente che si adatta al suo lavoro e dal quale il suo lavoro trae profitto; da Londra comunica a Giovanni Comisso: “Non ti so dire quanto questa città si presti per la mia palette, più ancora di Venezia (i bei grigi neri rossi e verdi). Sono felice, National Gallery, Trafalgar Square…”9. Nel 1938 scopre l’Ulisse di Joyce identificandosi nel personaggio di Buck Mulligan. Per L’Italia letteraria scrive “Lettere londinesi” dove vuole scoprire l’anima di Londra. Frequenta il suo amico ambasciatore Dino Grandi, la galleria Zwemmer che espone e acquista sue opere e lo studio di Vanessa Bell, la sorella di Virginia Woolf. L’interpretazione di de Pisis riflette la critica su Sterne che si è andata sviluppando a partire dalla fine degli anni Trenta con il saggio di Virginia Woolf che considera il Viaggio sentimentale un testo soggettivo. Le illustrazioni di de Pisis non rappresentano luoghi, paesaggi, monumenti, ma gli incontri casuali del protagonista con personaggi non famosi, capaci tuttavia di cambiare sostanzialmente il suo modo d’essere, di sentire, e di porsi nei confronti dell’altro: è un viaggio terapeutico. L’artista seleziona le tappe fondamentali del percorso interiore di Yorick che lo porterà ad essere un Viaggiatore sentimentale (VII, 21), ossia benevolente, tollerante, generoso, in comunione con la natura e con gli uomini. Il suo opposto è Smelfungus: il giovane messo in ridicolo da Sterne che parte per il grand tour pieno di pregiudizi, arido collezionista, incapace di riconoscere la vera bellezza, di entrare in simpatia con lo straniero e di comunicare, di aprirsi a ciò che non conosce e a ciò che non si aspetta di conoscere perché segue sentieri già battuti. Yorick apprende una cultura che ha modellato la gente in modo diverso - la Francia è la nazione della galanteria e dell’amore - scopre i rapporti sociali fra persone di raffinate maniere, il saper vivere, la civiltà descritta da Montesquieu, la conversazione elegante, la delicatezza del cuore, la disinvoltura e l’assenza di pudore. Costruisce la sua sentimentalità grazie alle regole della “politesse”, ma a un certo punto scopre che questa “sensibilità” può essere una maschera. Mendacità e urbanità vanno di pari passo in Francia. Lascia il Nord, la civiltà mondana di Crebillon e si rifugia al Sud verso la civiltà naturale di Rousseau, dove trova la semplicità e la gioia del Sentimento e della Natura. Le illustrazioni di de Pisis ricostruiscono visivamente la vicenda di Yorick, difficile da seguire nel testo perché Sterne rifiuta lo sviluppo narrativo e concepisce l’opera come una successione di vignette. Nel Viaggio sentimentale la comunicazione è difficile, le parole sono sorgente di malintesi, così l’autore preferisce parlare il linguaggio del corpo e dello sguardo; questo facilita il lavoro dell’illustratore perché l’espressione gestuale si presta ad essere tradotta nella rappresentazione iconica. I personaggi, definiti attraverso il portamento, i movimenti e i gesti, sono colti dall’artista in uno spirito leggermente caricato. De Pisis riesce a vedere il ‘buffo’ in ogni aspetto della natura umana e fa emergere la vena sentimentale dell’umorismo di Sterne, cosa che non può fare Foscolo perché, come afferma Carlo Dossi, è incapace al riso, non è un umorista 10. De Pisis, sempre fedele al testo, si prende la libertà di inserire nel racconto per immagini due elementi estranei: il colore rosa e il quadro, indizi usati per chiarire al lettore ciò che il messaggio verbale non esplicita dal principio: la metafora del Viaggio sentimentale che vede la natura (rosa) contrapposta all’arte (quadro). La storia delle illustrazioni del Viaggio sentimentale dimostra che l’interpretazione visiva ha seguito i due orientamenti della critica tesi o a promuovere la lettura della vera sentimentalità, oppure a dare enfasi alla carnalità di Yorick; artisti come Denis Tegetmeier favorevoli alla visione sentimentale hanno privilegiato scene come L’asino morto, o Lo stornello, mentre Grissets e filles de chambre si trovano in coloro come Mahlon Blaine che esaltano, spesso forzatamente, l’aspetto erotico. La sequenza di scene scelta da de Pisis dà una visione più completa del complesso libro di Sterne. La narrazione visiva inizia dal “medaglione” del frontespizio, e prosegue con una linea serpentina che tocca successivamente: Il frate, La tabacchiera, Il postiglione, La lettera, Il passaporto - Parigi, Il passaporto – Versailles, La tentazione, infine Maria . 11 Come vedremo alcune scene sono rappresentate per la prima volta, altre sono famosissime ma prese da un’angolazione inedita. Forse Filippo de Pisis si può permettere queste originalità perché è il primo illustratore italiano del Viaggio sentimentale, e non deve confrontarsi con modelli precedenti. La collocazione delle tavole all’interno del testo non è mai casuale o banale, talvolta modifica volutamente il ritmo della lettura, ma in generale, come tutto l’apparato illustrativo, rispecchia la struttura intima del testo. Copertina e frontespizio. Il medaglione Capitolo III. Il frate (Calais) Capitolo XII. La tabacchiera (Calais) Cap. XXVII. Il postiglione (Nampont) Capitolo XXIX. La lettera (Amiens)
De Pisis evidenziando le vesti curate e sfarzose del valletto e l’incuria del padrone sottolinea l’idea, che serpeggia in tutto il libro, che i buoni sentimenti trascendono lo stato sociale. La benevolenza, la generosità e l’entusiasmo genuino annullano le differenze di classe. Per Sterne è un superamento dell’elitarismo sociale di Shaftesbury che definisce le virtù personali e la giustizia sociale naturali prerogative dell’essere aristocratici 17. La postura, i gesti e l’abbigliamento di La Fleur e tutta la sua figura trasmettono la sua dignità. Yorick, rispondendo alla lettera, compie sì un atto di cortesia ma indotto dalle convenzioni sociali. La lettera non è spontanea, non nasce dal cuore, ma dal desiderio di compiacere a quel buon ragazzo e di non apparire trascurato “en égards vis-à-vis d’une femme” (XXIX, 65). De Pisis usa il solito sistema degli indizi per dire al lettore che Yorick in questo momento è lontano dalla natura e dai sentimenti genuini: sulla parete grigia è un vistoso dipinto dalla cornice gialla. Inoltre sullo sfondo c’è la porta aperta da cui si intravede una sagoma bianca dal profilo nero, forse il fantasma di frate Lorenzo che aveva provocato in Yorick sentimenti veri di amicizia e di comprensione? Capitolo XXXIX. Il passaporto (Parigi) Capitolo XLVI. Il passaporto (Versailles) Capitolo LI. La tentazione (Parigi) Capitolo LXV. Maria (Moulins) NOTE |
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1 Elenco dei volumi in ordine cronologico: Giovanni Comisso, Questa è Parigi, casa Editrice Meschina, Milano, 1931; Giovanni Cavicchioli, Le nozze di Figaro, Società Tipografica Ed. Modenese, Modena, 1932; Carlo Emilio Gadda, Gli anni, Parenti, Firenze 1943; Laurence Sterne, Viaggio Sentimentale attraverso la Francia e l’Italia, Enrico Damiani Editore, Milano, 1944; Marcel Proust, Soggiorno a Venezia, Edizioni del Cavallino, Venezia, 1945; Paul Verlaine, Poésies, Enrico Damiani Editore, Milano 1945; Giovanni Comisso, La terra e i contadini, e altri racconti, Vallecchi Editore, Firenze 1946. |
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2 Cit. in Sandro Zanotto, Filippo de Pisis ogni giorno, Neri Pozza Editore, Vicenza, 1996, 434. |
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3 Ibid., 453. |
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4 Ibid., 434. |
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5 Come mi ha suggeriro Luigi Cavallo in una conversazione. |
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6 Ibid., 55. |
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7 Ibid., 29. |
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8 Ibid., 178. |
| 9 Ibid., 275. |
| 10 Carlo Dossi, Note azzurre, Adelphi, Milano, 1988, 156. Foscolo stesso a proposito dello stile ironico di Sterne dice: “a me queste freddure non piacciono, … io le tradurrò a mio potere ” (VI, 22). |
| 11 È possibile che de Pisis abbia illustrato anche il capitolo Lo stornello (XLII, 100-102); l’artista-scrittore venne tanto colpito dalla storia dello stornello da riproporla nel suo libro Ver-vert. |
| 12 De Pisis può aver preso il volto di Eliza Draper dal ritratto di Richard Cosway del 1767; è utile ricordare che la vedova Cosway si ritirò a Lodi in Italia dopo la morte del marito. |
| 13 Giovanni Pozzi, Sull’orlo del visibile parlare, Adelphi, Milano, 1993, 460. |
| 14 Sterne era un estimatore di Moliére; nel primo atto del Don Giovanni il tabacco è il paradigma stesso della comunicazione sociale. |
| 15 Cfr. sul tema della morte in Foscolo Giovanni Puglisi, “Le immagini del pensiero”, in Poesia e filosofia, Franco Angeli, Milano, 2000,pp. 182-203. |
| 16 Cfr. su Yorick: Patrizia Nerozzi Bellman, “Yorick, no doubt, as Shakespeare said of his ancestor__was a man of jest. Tristram Shandy e il metodo di Yorick”, www.tristramshandyweb.it, Milano, 2003. |
| 17 Cfr. Robert Markley, "Sentimentality as Performance: Shaftesbury, Sterne, and the Theatre of Virtue", in The New Eighteenth Century, F. Nussbaum and L. Brown, London, 1987, 210-230. |
| 18 Sterne, scrittore e pittore, già nel Tristram Shandy aveva usato un artificio simile inserendo all’interno del romanzo una pagina marmorizzata che tradizionalmente trova posto in apertura e chiusura del libro. |
| 19 “Ch’io giunga a capo d’una strada, e ch’io non mi torni più savio, quest’è la più trista maledizione che mi possa mai cogliere.” (XXXIX, 93). |
| 20 Credo che l’artista abbia scelto di illustrare questo episodio non perché interessato all’elemento erotico in se, ma per la riflessione che Sterne fa seguire circa la natura fallace dell’uomo. Cfr.: Tim Parnell, “A Story Painted to the Heart? Tristram Shandy and Sentimentalism Reconsidered”, The Shandean, 9, 1997, 123-135. |
| 21 Come mi ha suggerito Giovanni Agosti, questa illustrazione ricorda la scena finale del film Tempi moderni di Charlie Chaplin (1936). De Pisis sembra vedere Yorick con i movimenti meccanici da automa di Charlot. |
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22 Sul catalogo generale di de Pisis appare un dipinto a olio intitolato La passeggiata raffigurante la stessa scena di questa illustrazione. Daniela De Angelis, autrice della scheda, ipotizza come data dell’esecuzione il 1938, ma visto lo stretto legame con questo lavoro mi sembra plausibile posticipare la datazione al 1944. De Pisis: catalogo generale, a cura di Giuliano Briganti, Electa, Milano, 1991, 427. |